domenica 5 settembre 2010

IDENTIFICATO IL GENE DELLA SLA...SI AVVICINA LA CURA


Il gene della Sclerosi Laterale Amiotrofica? Non è più un segreto. Grazie a una ricerca multicentrica internazionale a cui hanno collaborato l'Auxologico, l'Università di Milano e il Centro Dino Ferrari, é stata, infatti, identificata la particella cromosomica responsabile della Sla sporadica, la forma di malattia presente in oltre il 90% dei casi.

Frutto della collaborazione di 8 Paesi europei ed extraeuropei (Regno Unito, Stati Uniti, Olanda, Irlanda, Italia, Francia, Svezia e Belgio) la scoperta, pubblicata su Lancet Neurology, rappresenta una tappa fondamentale nell' identificazione dei geni responsabili della malattia e nella sua conseguente comprensione.

"L'identificazione - spiega Vincenzo Silani, direttore del Dipartimento di neuroscienze dell'Auxologico di Milano e tra gli autori della ricerca - è avvenuta con la tecnica Genome-Wide (GWA) in grado di analizzare, in una popolazione di pazienti affetti da SLA sporadica, quasi un milione di varianti genetiche di una regione 'calda' del genoma localizzata sul cromosoma 9q21".

Il gene, oltre che della Sla sporadica, è responsabile anche della Sla associata a demenza fronto-temporale familiare. Lo studio, condotto dagli studiosi inglesi del King's College di Londra in una serie di 599 pazienti Inglesi affetti da Sla sporadica e 4144 controlli sani, è stato poi confermato in una più ampia serie di 4321 pazienti affetti da Sla e 8425 controlli raccolti in sette diversi paesi tra cui l'Italia.

"L'attuale scoperta - conclude Silani - rappresenta un passo sostanziale verso la definizione delle cause eziopatogenetiche della Sla: solo attraverso questi passaggi obbligati potrà essere approntata una terapia per i pazienti". I ricercatori dell'Irccs Istituto Auxologico Italiano hanno inoltre completato la raccolta di Dna di 2000 pazienti italiani affetti da Sla sporadica dopo avere creato con numerosi altri Centri italiani il Consorzio Slagen con l'intenzione di condurre uno studio di GWA autonomo italiano.

Fonte: notizie.tiscali.it/articoli/scienza

giovedì 2 settembre 2010

FUMARE CANNABIS "SPEGNE" IL DOLORE E MIGLIORA IL SONNO


Un piccolo studio canadese, condotto su 23 persone, 'promuove' la cannabis terapeutica in versione 'da pipa'. Fumarla regolarmente, infatti, puo' ridurre in modo significativo il dolore cronico nei pazienti neuropatici, migliorando anche il sonno, e riducendo l'ansia. Dunque, secondo il team della McGill University (Canada), occorre approfondire il fenomeno, studiando in un piu' vasto numero di pazienti l'effetto di strumenti inalatori ad hoc.

La ricerca e' pubblicata sul 'Canadian Medical Association Journal', e indaga sull'effetto di questa sostanza nei pazienti con dolore neuropatico cronico. La ricerca ha preso in esame tre differenti concentrazioni del principio attivo tetraidrocannabinolo (al 2,5%, al 6% e al 9,4%) e di un placebo. I volontari, sotto la supervisione di un'infermiera, hanno inalato la cannabis dalla pipa tre volte al giorno per cinque giorni, con nove giorni di stop, per quattro cicli successivi. Quelli che hanno preso la dose piu' alta hanno visto ridursi in modo significativo il dolore rispetto al placebo.

Stesso effetto positivo anche su ansia e depressione. E persino il sonno e' migliorato. Secondo il responsabile dello studio, Marck Ware, e' opportuno approfondire le ricerche, anche perche' questo sarebbe il primo trial clinico sui pazienti che indaga sull'effetto
del fumo di cannabis contro il dolore.

Fonte: Agenzia Adnkronos/Adnkronos Salute

mercoledì 18 agosto 2010

USA VS SUPEREROI: "SOTTO IL COSTUME" SONO TROPPO VIOLENTI


C'era una volta Superman, kriptoniano invincibile che sotto la tuta rossa e blu nascondeva Clark Kent, aspirante giornalista timido, impacciato e miope. Un esempio di supereroe buono, un'iniezione di fiducia per generazioni di adolescenti esili e schivi, che imparavano come coraggio e virtù si possano nascondere anche dietro un paio di occhiali troppo spessi.

Ma oggi Superman e colleghi sono un lontano ricordo, lamentano gli esperti dell'American Psychological Association (Apa), riuniti in questi giorni a San Diego, California, per la loro 118esima convention annuale.

Qualcuno ha ucciso l'Uomo Ragno e al posto dei vecchi difensori dell'umanità ci sono i nuovi supereroi tutti muscoli e potenza: troppo machi e prevaricatori, sfruttatori e violenti, cattivi maestri di bullismo e ostentazione, denunciano gli specialisti dell'Apa.

"C'è una grande differenza fra i supereroi moderni del cinema e quelli dei fumetti di un tempo", osserva la psicologa Sharon Lamb, docente di salute mentale all'Università del Massachusetts di Boston. "I supereroi di oggi sono costantemente impegnati in azioni di violenza non-stop – afferma - Sono aggressivi e sarcastici, raramente parlano di quanto sia giusto agire per il bene della gente".

Gli 'antenati' dei nuovi supereroi, incalzano gli psicologi americani, sotto la tuta avevano un cuore, e smessi i panni del paladino della giustizia erano "persone vulnerabili, con tanto di problemi reali e punti deboli". Tutto il contrario degli eredi di Superman & Co.: "Anche quando non sono in costume, loro restano violenti". Di più: "Sfruttano le donne, manifestano la propria virilità ostentando potenza e accessori pacchiani". Insomma, rischiano di portare sulla cattiva strada gli adolescenti che si immedesimano e sognano di diventare come loro.

Per capire come i modelli veicolati dai media influenzano inclinazioni e comportamenti dei giovanissimi, Lamb e il suo team hanno monitorato 674 maschi di età compresa fra i 4 e i 18 anni. Hanno visitato anche vari centri commerciali, parlando con i commercianti per sondare le tendenze d'acquisto più diffuse fra bambini e teenager.

Risultato: "Stando a quanto imparano dai media, i giovani d'oggi sembrano avere due alternative soltanto", dice Lamb. "La prima opzione è ispirarsi ai nuovi supereroi" aggressivi, machi e violenti. "La seconda è crescere 'passivi', fuggendo sistematicamente dalle proprie responsabilità" prima a scuola, poi nella vita.

In un altro studio presentato durante il summit dell'Apa, un gruppo guidato da Carlos Santos dell'Arizona State University ha esaminato in 426 studenti maschi delle medie la capacità di rifiutare comportamenti convenzionalmente ritenuti sinonimo di virilità: mostrarsi stoici, eccessivamente autonomi e forti fisicamente, insomma fare i duri.

Il campione comprendeva ragazzini bianchi (27%) e afro-americani (20%), come pure studenti di origine portoricana (9%), dominicana (17%), cinese (21%) o diversa ancora (6%). Contrariamente ai luoghi comuni, e' risultato che il coraggio e l'indipendenza mentale che permettono di non adeguarsi ai falsi modelli di mascolinità non dipendono dall'etnia di appartenenza, assicurano i ricercatori.

L''impermeabilità agli stereotipi ha piuttosto a che fare con le relazioni familiari e il livello di benessere psicologico, ma in generale tende a diminuire nel passaggio dall'infanzia all'adolescenza. Come dire che 'convincere' il bimbo a conservare anche nell'età di mezzo, e poi per tutta la vita adulta, l'innocenza e la purezza dell'infanzia è impresa degna di Superman.

Fonte: Televideo.rai.it

martedì 10 agosto 2010

NAO: IL ROBOT CHE SI EMOZIONA, COME UN BAMBINO DI UN ANNO


L'ultima frontiera della tecnologia è un robot che si emoziona, è in grado di stabilire legami con le persone e che può perfino avere diverse personalità a seconda di come è programmato. Non si tratta di un film di fantascienza ma della realtà, realizzata da ricercatori dell'Università dell'Hertfordshire in Gran Bretagna.

I tecnici dell'equipe del dipartimento di robotica hanno creato Nao, il primo robot sensibile in grado di spaventarsi, rattristarsi o rallegrarsi a seconda degli stimoli ricevuti dalle persone che gli sono intorno. ''Le emozioni - ha detto al Guardian Lola Canamero, che ha diretto la ricerca - vengono espresse attraverso gesti e movimenti del corpo anziché espressioni facciali o verbali''.

Nao è stato programmato con le capacità emotive di un bambino di un anno. Reagisce ai sorrisi degli uomini e alle loro carezze, mostrandosi contento.

Soprattutto riesce a stabilire legami, memorizzando il volto delle persone che interagiscono con lui e il modo in cui hanno interagito in passato. Questo, insieme a regole su quello che e' bene e quello che non lo è - regole imparate esplorando l'ambiente a lui circostante -, permettono a Nao di determinare come reagire agli stimoli esterni. Gli usi di un robot del genere potrebbero essere vari.

Secondo la ricercatrice, Nao potrebbe accompagnare la vita quotidiana degli uomini o per esempio essere di sostegno ai bambini che devono sottoporsi a complicati trattamenti medici, diventando un 'amico' che li aiuti a sostenere lo stress.

Fonte: televideo.rai.it

lunedì 2 agosto 2010

TI VA UN CAFFE'?


Chi beve tanto caffè finisce per diventare "resistente" a molti degli effetti della caffeina. Lo dimostra una ricerca apparsa su Neuropsychopharmacology condotta da Peter Rogers, uno psicologo dell'università di Bristol in Inghilterra.

Spiega quest'ultimo: "Con il consumo frequente di caffè si sviluppa innanzitutto una tolleranza agli effetti ansiogeni della bevanda, che quindi non provoca più agitazione. Qualcosa di simile avviene anche per l'attenzione e la lucidità mentale: in chi beve caffè spesso l'effetto di 'sveglia' si perde. Anzi, succede che quando si è in astinenza da caffè, fra una tazzina e l'altra, il livello di attenzione scende al di sotto della soglia 'normale' per quell'individuo: bere la tazzina non fa 'svegliare', semplicemente riporta l'amante del caffè nella situazione-base. Inoltre abbiamo scoperto che la caffeina induce tolleranza ai suoi effetti molto prima di quanto si credeva in passato: bastano un paio di tazzine al giorno, ad esempio, per non risentire più dell'effetto ansiogeno del caffè. Il problema vero però è l'astinenza: in chi beve abbastanza caffè basta meno di un giorno lontano dalla tazzina per ritrovarsi con il mal di testa e una riduzione della lucidità mentale".

Forse è il caso di non esagerare! Anche perché, nell'annosa e controversa questione sui benefici o i guai portati dal caffè, una cosa sola pare sicura: con moderazione non fa male, neanche a chi ha qualche problema di cuore. Basta appunto non superare le tre, quattro tazzine quotidiane.

Tratto da: Il Corriere della Sera.it

lunedì 26 luglio 2010

SUN: WE LOVE YOU!


Esporsi al sole in modo corretto, prediligendo le ore del mattino e del tardo pomeriggio, fa bene al corpo e alla mente, attenua i sintomi delle forme d'ansia e di depressione, è importante per la produzione della vitamina D utile per prevenire numerose patologie tra cui l'osteoporosi.

L'uomo ha sempre trascorso molto tempo all'aperto, a contatto con la natura, ma al giorno d'oggi passiamo la maggior parte delle giornate chiusi all'interno di edifici: a casa, in ufficio, al supermercato o in palestra. Forse nasce proprio da questa “mancanza di sole” la necessità di molte persone di esporsi, spesso in modo sconsiderato, ai raggi solari. Si tratta di un comportamento potenzialmente dannoso per la pelle.

Per trascorre del tempo sotto al sole è necessario proteggersi in modo adeguato, indipendentemente dal colore della propria pelle. Anche se si è già scuri o se ci si abbronza con molta facilità, i raggi solari penetrano nella pelle e possono causare danni al DNA che accelerano l'invecchiamento precoce della pelle e aumentano il rischio di sviluppare forme tumorali.

Oltre ad una adeguata protezione esterna data dalle creme e dall'abbigliamento, bisogna ricordare la grande importanza della protezione interna fornita dagli alimenti di cui ci nutriamo. Anche quando ci si espone al sole è buona norma seguire un'alimentazione ricca di frutta e di verdura, infatti, le vitamine e gli antiossidanti naturali in esse contenuti rappresentano preziosi fattori protettivi e salutari per la pelle.

Tratto da scienze news

venerdì 16 luglio 2010

L' ESTATE E' ARRIVATA!!!


L'estate tanto agognata da grandi e piccoli è, ormai, una realtà. Anche se quest'anno si è fatta desiderare più del solito. Il caldo si fa, nel corso del giorno, sempre più opprimente. Il Ministero della Salute ha fornito un vademecum per affronatarlo in poche semplici mosse:

1) Bere più liquidi (in particolare acqua), non aspettare di avere sete per bere; attenzione: se il medico, in presenza di particolari patologie, ha dato indicazioni per limitare la quantità di liquidi da bere, chiedergli quanto si può bere quando fa caldo; sempre in presenza di patologie o particolari farmaci, chiedere al medico indicazioni sui sali minerali da assumere o meno (ad es quelli contenuti nelle bevande per lo sport); non bere liquidi che contengano alcool, caffeina né bere grandi quantità di bevande zuccherate: tali bibite causano a loro volta la perdita di più fluidi corporei; non bere liquidi troppo freddi.

2) Stare in casa o in zone ombreggiate e fresche e, se possibile, in ambienti condizionati nelle ore di maggiore insolazione (tra le 11 e le 15).

3) Ventilare l'abitazione attraverso l'apertura notturna delle finestre e l'uso di ventilatori. I ventilatori possono fornire refrigerio, ma quando la temperatura supera i 35°C il loro effetto non previene più i disturbi legati al calore.

4) Se si percepisce un surriscaldamento corporeo, aumentare la ventilazione, usare un condizionatore se è possibile.

5) Nelle ore più calde, se non si ha un condizionatore in casa, fare docce e bagni extra o recarsi in luoghi vicini in cui vi sia l'aria condizionata (per esempio, cinema, centri commerciali, biblioteche); anche poche ore trascorse in un ambiente condizionato possono aiutare l'organismo a sopportare meglio il caldo quando si torna ad essere esposti ad esso.

6) Indossare abiti leggeri, di colore chiaro, non aderenti, anzi sciolti, per permettere la circolazione dell'aria sul corpo.

7) Evitare esercizi fisici non necessari all'aperto o in luoghi non condizionati ed evitare l'esposizione inutile al sole diretto. Se esposti a sole diretto mitigare l'effetto con cappelli leggeri a tesa larga o parasole, occhiali da sole e usando sulla pelle filtri solari con protezioni ad ampio spettro.

8) Nel caso in cui si debbano svolgere attività all'aria aperta: limitarle alle ore mattutine e serali; limitare gli sforzi fisici, nel caso in cui sia necessario compiere tali sforzi introdurre dai 2 ai 4 bicchieri di bevande non alcoliche; riposarsi in luoghi ombreggiati.

9) Preferire pasti leggeri e fare attenzione all'opportuna conservazione dei cibi.

10) Non sostare in automobili ferme al sole né lasciare mai persone, specialmente bambini o anziani, nè animali domestici in auto o altri veicoli chiusi.

11) Telefonare all'autorità sanitaria locale o al Comune per conoscere i servizi a cui ci si può rivolgere in caso di necessità e per saper se e dove, nelle vicinanze dell'abitazione vi sono appositi luoghi per il sollievo dal caldo.

Fonte: www.salute.gov.it